AF66 - UNA SCUOLA PER I PIGMEI DI MUNGBERE R.D.C.
I Pigmei sono probabilmente la popolazione più antica che abbia abitato le foreste equatoriali e tropicali africane. A nominare i Pigmei per la prima volta fu Omero nel terzo libro dell’Iliade, accennando alla loro leggendaria battaglia con le gru. Su monumenti egiziani del II millennio a.c. compaiono scritte in cui si definiscono “danzatori degli dei” per la loro abilità nella danza. Il nome Pigmeo deriva dal greco “alto un cubito”: gli uomini sono alti in media 140 cm e le donne 130 cm. Vivono in vaste foreste del Camerun, Centrafrica, Congo, Gabon, Est Uganda e Rwanda, in villaggi di circa ottanta persone (10-15 famiglie); le “case” sono capanne, fatte con alberelli, rami, foglie di banano e fango, ecc.. Essi sono considerati nomadi pur rimanendo sempre nella stessa area. La società pigmea è basata sulla famiglia: quella nucleare (genitori e figli) e quella allargata (nonni, zii). La famiglia è posta al servizio dell’individuo. C’è parità di diritti tra uomo e donna pur nella diversità delle funzioni e attività. Ogni decisione è collettiva. I Pigmei si procurano il cibo per la loro sussistenza giorno per giorno con la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti della foresta (funghi, radici, miele, frutti, ecc..). Il loro lavoro è solo in ordine alla sussistenza. Non esiste il diritto di proprietà: c’è il diritto di usufrutto del prodotto del proprio lavoro. Purtroppo lungo la storia i Pigmei sono stati oggetto di discriminazione e di angherie, fino alla schiavitù. Non hanno di fatto rappresentatività presso i governi e quindi non hanno la possibilità di difendere le loro terre e risorse. Solo verso la fine del 1900, grazie ad antropologi e missionari cominciano a godere dei loro diritti.

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